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10. professione di Suor Elisa

» Elisa a 15 anni parla di sè - L'esperienza tra i terremtati dell'umbria - "Fa abitara la sterile nella sua casa quale madre gioiosa di figli"
7 settembre 2008

ELISA A 15 ANNI PARLA DI SE’

Il ricordo di una sua catechista

E’ stato tanti anni fa. Io ero catechista di Elisa quindicenne e, in occasione di un ritiro spirituale presso la B.V. della Porta, ciascuno dei ragazzi era chiamato a “raccontarsi “ un po’ agli altri. La nostra Elisa non è mai stata una chiacchierona e neanche una “coraggiosa”. Ricordo che abbiamo lasciato che fossero i ragazzi stessi a decidere chi di loro avrebbe “ rotto il ghiaccio “. Sicuramente a tanti avrei pensato tranne che a Lei e, invece, proprio la sua voce ruppe un silenzio imbarazzato e, subito, quella che tutti sino a quel giorno conoscevamo come una ragazzina timida, riservata e sempre un po’ imbarazzata, cominciò ad aprire il suo cuore e la sua anima a tutti noi! Ricordo bene, oltre alla mia gioia mista a stupore, la serenità trovata nel parlare di sé, quasi avesse capito all’improvviso, quanto era bella la sua anima e quanto era bello poterlo condividere con gli altri. Era evidente dalle sue parole che, probabilmente, era già iniziato, seppur a livello embrionale, un percorso di ricerca dentro di sé. Tra le tante semplici e profonde cose che ci ha detto quel giorno, una mi è rimasta impressa in modo particolare: il suo grande amore per la terra. Tutto questo risuona spesso nella mia testa e nei miei ricordi e mi porta a pensare che davvero i ragazzi che ci vengono affidati dal Signore, spesso per primi, ci portano a Lui e al suo creato. Ciò che è stato dopo, nella sua vita, un po’ lo sappiamo e a me piace trovare in quello che Elisa è oggi, un po’ di quella ragazzina che veniva a catechismo con me, sicura che, come eravamo insieme allora, lo siamo anche oggi.

Aggiungo per finire, e questa volta mi rivolgo direttamente a te, Elisa, che il dono della tua vocazione ha fatto nascere, da questa terra che tu hai tanto amato, incontro, voglia di collaborazione con le comunità parrocchiali limitrofe, tanto senso di comunità e tu sai quanto ce ne sia bisogno!! Sii orgogliosa di te stessa, della tua disponibilità alla chiamata di Dio e ricordati sempre di ringraziare e pregare per noi il tuo “sposo”!!

Cristiana Iorio

L'ESPERIENZA TRA I TERREMOTATI DELL'UMBRIA

Nel settembre del '97 un forte terremoto colpì l'Italia centrale, in particolare la zona di Nocera Umbra, vicino ad Assisi, provocando alcuni morti e danni incalcolabili alle abitazioni e ai monumenti. Centinaia di famiglie rimasero senza tetto e si rifugiarono nei containers forniti dalla protezione civile. A distanza di anni, molte di queste famiglie ancora vivevano in quelle condizioni. Da subito, anche la Caritas organizzò iniziative per far fronte all'emergenza. Una di queste era un grande campo di giovani volontari, che durante l'anno si avvicendavano e si mettevano a disposizione per effettuare tutti i lavori necessari. Si trattava di un aiuto molto pratico. Parallelamente, da tutta Italia partirono molte altre iniziative di supporto alla popolazione in difficoltà. Così, anche la diocesi di Reggio Emilia, sempre in collaborazione con la Caritas, creò un campo di volontari nel piccolo comune di Boschetto. Tra i primi gruppi di volontari, verso la fine di agosto del 1998, c'era il nostro: sette giovani reggiani, tra cui appunto Elisa. L'attività nel campo di Boschetto non consisteva tanto nel lavoro di riparazione, manutenzione o ricostruzione delle cose colpite dal terremoto, ma piuttosto nel contatto con le persone. Si faceva visita alle famiglie alloggiate nei containers, si faceva per loro qualche piccolo servizio, ma soprattutto si parlava, si chiedeva e si ascoltava. In particolar modo gli anziani soli ci dimostravano di aver bisogno di questa compagnia e di questa presenza. Apprezzavano i momenti di preghiera che organizzavamo con loro, specialmente il rosario. La preghiera era importante anche nella vita del nostro gruppetto: la messa mattutina e la liturgia delle ore scandivano la nostra giornata e ci davano modo di riflettere sull'esperienza che stavamo vivendo. Ricordo bene che Elisa dava una forte attenzione a questo aspetto, e viveva già con grande profondità il suo rapporto con Cristo. Da questo rapporto anche lei traeva l'atteggiamento corretto per relazionarsi con le persone che stavamo conoscendo e per accompagnarle nella loro non facile situazione.

Iari Marino

"Fa abitare la sterile nella sua casa quale madre gioiosa di figli"

(salmo 113)

Cara sr. Elisa,

trovo singolare che i nostri incontri siano diventati significativi dopo la tua partenza da Guastalla, quando hai intrapreso il tuo cammino di discernimento e formazione che conduce alla tappa di oggi: la professione perpetua nella famiglia religiosa della suore Orsoline FMI, quasi a smentire che la distanza geografica affievolisce l'intensità di una relazione perché la profondità dell'intendersi nello spirito va oltre le distanze.

Tra i tanti frammenti di memoria, conservo il ricordo particolarmente vivo e grato della tua presenza a Parma, tempo di studio e di tesi ma soprattutto di servizio nella casa che accoglie bimbi/ragazze di diverse età, con situazioni familiari difficili. Una realtà umanamente molto esigente, che mi sembra tu abbia vissuto in semplicità e verità, con quella dedizione di madre che dona con la misura dell'amore e che restituisce dignità, accoglienza, serenità, affetto, speranza a bimbi e ragazzi privati del sostegno della famiglia naturale. Davvero una esperienza significativa, discreta perché intrecciata dei gesti consueti e quotidiani di una madre, ma allo stesso tempo straordinaria, perché risposta ad un Amore più grande che rinuncia consapevolmente ad uno sposo, ad una casa, a dei figli per sé, perché ha trovato nell'Assoluto di Dio lo sposo, i figli, la casa, in una relazione che dà forma e contenuto all’intera esistenza. Mentre raccontavi con tanta franchezza della tua vita li, mi colpiva come trasparisse dalle tue parole il delicato amore per ciascuno di quei piccoli ed il tratto affettuoso di gesti che restituivano loro cura, attenzione e soprattutto la consolante percezione di essere davvero amati in modo unico e speciale, pur non mancando tu di quella dolce fermezza ed autorevolezza necessaria all'azione educativa.

Mi sono più volte interrogata su questo tuo essere pienamente madre, in una scelta di vita che esclude la maternità fisica ed assume la logica di diventare testimone di Gesù che si china sui piccoli. Mi chiedevo ancora, quale il segreto per tanta forza nella mitezza di sr Elisa e dove è attinta?

In questa prossimità e solidarietà, resa evidente dall'amore, ho capito che ciascuno è chiamato in modi diversi ad essere memoria creativa di Gesù: da Lui amati, possiamo in modo nuovo restituire amore; da Lui mite ed umile di cuore, possiamo imparare la mitezza e la pazienza; da Dio che è insieme misericordia e giustizia possiamo diventare, nelle Sue mani, strumento di perdono e forza di riscatto del dolore innocente. Poterti incontrate nell'esperienza di Parma è stato di arricchimento, non è mancata per te la preghiera (che continua, scambievole) perché, in tutto questo, non sono mancate anche le desolazioni e le ferite sulla pelle (che tentavi di nascondere: esiti di crisi di alcune ragazze) e nel cuore (una figlia che ha abbandonato la casa e della quale non hai più avuto notizie). Credo che questo significhi spezzare la propria vita nella vita di Dio ma credo anche che i tanti volti incontrati ed amati nel dono senza riserve di sé contribuiscano a "disegnare"… il sorriso di Dio. Sconcertante ed affascinante mistero dell'essere discepoli, di chi annuncia che il Signore è la pienezza della vita!

Patrizia Copelli