Notizie
08. Professione di Suor Elisa
» Gesù li amò fino alla fine
Mancano pochi giorni alla celebrazione della mia Professione Perpetua. Sto vivendo questo momento con trepidazione, ma anche con tanta serenità e riconoscenza. Ringrazio il Signore per avermi scelta, per avermi chiamata a seguirlo e a stare con Lui nella via della vita religiosa.
Lo ringrazio per i tanti segni di bene che ha posto nella mia vita da quando ero piccola: attraverso questo bene - ricevuto in famiglia, in oratorio, tra i compagni, gli amici - mi ha fatto sperimentare il Suo di bene e mi ha fatto intuire che era proprio su di Esso che dovevo fondare la mia vita e che Lui poteva davvero essere il mio unico bene. Così sono entrata nelle Suore Orsoline Figlie di Maria Immacolata.
Sono suora dal 2002. Ho trascorso i primi 5 anni a Parma, in una comunità che accoglie, in affido, bambini e adolescenti con una situazione famigliare difficile alle spalle. È stata un’esperienza che mi ha toccato tanto e fatto crescere. Mi ha fatto sperimentare la dimensione della sorella maggiore e della maternità, mi ha chiamata a farmi carico anche della sofferenza dell’altro: è stato alle volte difficile, ma anche molto arricchente.
Per alcuni mesi ho poi vissuto nella casa-madre di Verona per completare la formazione e ora è arrivato il momento della consacrazione definitiva, “perpetua” appunto, al Signore.
Sono serena e so che il Signore mi accompagna, con premura si prende cura di me e non mi abbandona.
“Sino alla fine” Egli ci ha amati. Questa espressione è presa dal Vangelo della Lavanda dei piedi, il Vangelo che ho scelto per il giorno della mia professione perpetua.
“Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”. (Gv 13,1)
Sì, così il Signore ha amato i suoi e tra questi suoi ci sono anch’io, c’è ciascuno di noi. Non ha risparmiato se stesso, non si è tirato indietro, anche quando aveva ben capito che volevano ucciderlo. Egli si è “consegnato a noi”, si è messo a nostra totale disposizione, nelle nostre mani. Si è fatto pane e vino per noi la sera dell’Ultima Cena, e, poi si è fatto nostro servo: “cominciò a lavare i piedi dei discepoli”. Così anche noi … “perché come ho fatto io facciate anche voi”. La vita ha senso solo così, se anche noi facciamo così e impariamo, con la Sua grazia, a consegnarci nelle Sue mani e a fare spazio in noi al fratello che abbiamo accanto.
“Sino alla fine” si è spinto l’amore del Signore per me. Gli rendo grazie e lode per questo suo amore immenso, riversato nel mio ordinario quotidiano di oggi, come di ieri, promessa certa del mio domani: della mia piccola storia in cui il Signore ha voluto abitare.
Lui per primo ci ha scelti, ci ha amati e “per sempre” lo ha fatto.
Su questa Tua Parola certa anch’io Signore con te voglio gettare le reti e “sino alla fine”, per sempre, essere con Te e per Te.
CHE COS’È LA “PROFESSIONE PERPETUA”?
Un piccolo dizionario per comprendere quello che avverrà il 7 settembre
Professione: la promessa, che fanno coloro che sono chiamati alla vita consacrata (suore, frati, monaci, consacrati laici) di donarsi a Dio, osservando i voti di povertà castità e obbedienza.
Perpetua: dopo un periodo di preparazione, chiamato noviziato, chi sceglie la vita religiosa o consacrata, fa una prima professione (= promessa), per un tempo limitato (di solito un anno); suor Elisa l’ha fatta il 7 settembre del 2002. Questa promessa viene rinnovata alcune volte, sempre per un tempo limitato; suor Elisa l’ha rinnovata, anno dopo anno, dal 2002 a oggi. Dopo un periodo, che dura alcuni anni, il soggetto è pronto per dire il suo “si” e fare la stessa promessa in modo definitivo, per tutta la vita (= perpetua).
Voti: sono le cose che promette chi si consacra al Signore. Sono:
la povertà: essere liberi dall’idolo del possesso, per affermare che solo Dio ci dà sicurezza e che la sua provvidenza ci permette di vivere bene;
la castità: essere liberi essere liberi dall’idolo del piacere per lasciarsi riempire dalla gioia di Dio, e rinunciare al matrimonio per offrire il proprio cuore soltanto al Signore;
l’obbedienza: essere disponibili a cercare e a fare la volontà di Dio, mettendo in secondo piano il desiderio di fare ciò che piace, la propria autonomia, i propri gusti e il proprio desiderio di decidere da soli.
Suor Elisa - da "Parrocchia" supplemento n°. 4 del 27/05/2008